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IL TRAMONTO DEL BLOG

05 Jul 2017

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UMBERTO ECO SUI LIBRI

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26 Jan 2016

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IL TRAMONTO DEL BLOG

Sembra che il tramonto del blog diario-sfogatoio digitale — che ha causato qualche disastro, ma ha fatto conoscere al mondo diversi talenti — abbia subìto un altro colpo. Il Wall Street Journal ha chiuso lunedì otto dei suoi blog più seguiti. Spazi che si occupavano degli argomenti più disparati: dall’economia cinese alla società indiana, dall’arte allo spettacolo, dai numeri allo sport. Spazi diventati nel tempo punti di riferimenti per i lettori appassionati di settori di nicchia o interessati a capire l’evoluzione di una certa parte di mondo. La mossa fa parte del progetto «WSJ 2020», avviato nell’ottobre 2016, che mira a ripulire il sito di diversi blog e segue a mesi di distanza la decisione del rivale New York Times di smettere di aggiornare «City Room», il blog creato nel 2007. Dopo un quinquennio di successo — a cavallo tra il primo e il secondo mandato di George W. Bush — i blog sembrano aver lentamente imboccato il viale del tramonto. «Mantenere un blog personale è diventato un’impresa e i giovani non vogliono averci nulla a che fare visto che ci sono altre piattaforme più interessanti», ha scritto Mel Campbell sul Guardian. Ecco allora la (lenta) migrazione verso Facebook e Twitter prima, quindi Snapchat e Instagram poi. O verso forme di blogging più immediate (Tumblr) o più «sofisticate» (Medium).Una statistica dei blog non esiste e rischia pure di essere fuorviante. Perché al netto di quelli ancora aggiornati, ce ne sono milioni visibili i cui post più recenti risalgono a mesi o anni fa. E i blogger famosi che fine hanno fatto? «Quelli che hanno avuto più successo ora guidano delle imprese editoriali come Vox (Ezra Klein, ndr) o lavorano per le testate generaliste», fa il bilancio Jeet Heer su New Republic. «I conservatori sono confluiti in Breitbart.com, Andrew Sullivan è una rockstar invecchiata che se ne sta in disparte tranne qualche apparizione sul New York Magazine. Per non parlare di tutti quegli altri blogger che adesso fanno i podcast (file audio diffusi via Internet, ndr) o inventano le Gif», le immagini animate che si ripetono all’infinito e hanno tanto successo. Ma solo per qualche ora. Giusto il tempo di affacciarsi sul web. Tutta la premessa è per presentare un libro che in questo vortice di notizie e strumenti è una guida utile a capire la comunicazione al tempo dei social media con annessi e connessi, come le fake news o alternative facts. Sulla rete scorre di tutto dalle decisioni sanitarie, le questioni politiche, si possono influenzare le scelte gli orientamenti fino ad arrivare alla disinformazione ovvero l'estremo opposto. Twitter, facebook dovrebbero aiutare a conseguire la verità invece da tempo è morta. I social network sono una realtà che nessuno scienziato politico aveva previsto nel recente passato e che oggi in molti prendono sul serio come mezzi di comunicazione di massa.